Lettera autografa originale di Giovanni Gentile (1930)

NUOVA ACQUISIZIONE di Consecutio Temporum – Associazione Culturale Thesis

Lettera autografa originale di Giovanni Gentile (1930)

RINVENIMENTO ECCEZIONALE!!!
Nel prossimo numero di ConsecutioTemporum.it (Giugno 2017):
presentazione e commento del Prof. Giuseppe D’Acunto

Il direttore responsabile

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Lettera di Hegel

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Jahrbuch für Hegelforschung (15-17/2009-2011). Hrsg. von Helmut Schneider. 978-3-89665-628-5. (Jahrbuch für Hegelforschung Bd. 15) Burkhard Mojsisch, Klaus J. Schmidt: Ein neu entdeckter Hegel-Brief vom 18. März 1826 di CONSECUTIO TEMPORUM.  

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Colophon


Consecutio Temporum è una rivista a periodicità semestrale.

www.consecutiotemporum.it
(ex www.consecutio.org)

Direttore editoriale: Giuseppe D’Acunto
Direttore responsabile : M. Polselli
Redazione e Comitato scientifico
Double-blind peer review

ISSN : 2239-1061
Aut. Trib. Roma n. 68/2011
Editore Ass. Cult. Thesis


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Aristotele, “De Anima”, II 5 – Due interpretazioni: Sorabji e Burnyeat

Pasquale Amato

Premessa

Il capitolo II 5 del De Anima è stato oggetto di un ampio dibattito ermeneutico culminato, negli anni 90, in numerose diverse proposte di lettura. Prenderemo in considerazione, qui, le argomentazioni di Richard Sorabji e Myles F. Burnyeat, due dei pensatori che più significativamente hanno dato impulso alla discussione.

È importante premettere che le diverse teorie prendono sostanzialmente spunto dal brano che, all’inizio del II 5, definisce la percezione come “una certa alterazione”, e in particolare dal duplice significato attribuibile, in greco ma anche nella traduzione italiana, al termine tis. Continua a leggere

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Considerazioni di storiografia filosofica sulla Philosophische Praxis

Paolo Calandruccio  

 
 

 

Il panorama contemporaneo sulla Philosophische Praxis, approssimativamente tradotto in italiano con consulenza filosofica, vanta numerose declinazioni definitorie che, comunque sia, orbitano intorno al fulcro del filosofare in quanto attuazione del sapere filosofico, in questioni che riguardano intimamente singoli individui o «gruppi» di persone. La proliferazione di corsi universitari e post-universitari (accademici e non) su questa branca della filosofia ha portato, ad oggi, ad un riconoscimento oggettivo e accademico – a livello globale, dove più dove meno – della Philosophische Praxis. Continua a leggere

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La sovranità delle voci – Il testo come trama dialogica del senso in Bachtin

Giuseppe D’Acunto

«Tutte le parole […]
sono parola altrui»*

  1. Il testo come enunciazione

Per una prima approssimazione alla nozione di testo, di cui dispone Bachtin, partiamo dal prendere in esame il suo saggio: Il problema del testo nella linguistica, nella filologia e nelle altre scienze umane1. E ciò, innanzi tutto, perché tale saggio sviluppa un’«analisi filosofica» che non attiene a nessuna disciplina specifica, ma che si muove «in sfere di confine, alla frontiera cioè di tutte le discipline suddette [linguistica, filologia, teoria della letteratura], nei loro punti d’incontro e d’intersezione»2.

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A. Foladori: Recensione

Recensione: AA.VV., Sovrapposizioni. Memoria, trasparenze, accostamenti, a cura di E. Grazioli e R. Panattoni, Moretti & Vitali, Bergamo 2016.

 

Alessandro Foladori

 

Sovrapposizioni. Memoria, trasparenze, accostamenti è il secondo volume della collana Imm’ – cultura dell’immagine, progetto editoriale diretto da Elio Grazioli, Riccardo Panattoni e Marco Belpoliti.

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Mente e corpo tra progetto e traumdeutung nell’opera di Sigmund Freud

Irene Milazzo

 

 

PROGETTO PER UNA PSICOLOGIA

  1. Premessa

Un uomo come me non può vivere senza una smania, senza un tiranno, come dice Schiller; e questo è il mio tiranno. Nel servirlo non conosco limiti. È la psicologia; essa è sempre stata la mia meta lontana, la più seducente da quando mi sono imbattuto nelle nevrosi.[1]

Questo pensiero viene espresso da Sigmund Freud nella lettera inviata all’amico Wilhelm Fliess il 25 maggio 1895. Continua a leggere

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Dalla triade psico-antropologica del giovane Hegel (rimozione-spostamento-proiezione) alla triade logico-speculativo-ontologica del cominciamento: essere-nulla-divenire. Campi tensionali e negazione della negazione

Massimiliano Polselli

Il passaggio dalla negazione, alla contradictio in subjecto, avviene su di un piano individualisticamente e naturalisticamente pensato. Poiché il soggetto che presume di essere plenipotenziario della propria forza, che crede e presume di essere sufficientemente auto-coincidente con sé, auto-fondativo, esaltando l’elemento della propria finitezza intesa come conclusione e conclusività di sé, in una sorta di concetto chiuso in sé e per sé, e quindi autosufficiente, mette in scena in verità la devastazione della propria consistenza di Sé. Poiché il soggetto che si reputa finito e chiuso in sé stesso , investendo tutto sulla propria “conclusività” per generare e riprodurre la propria incondizionatezza o soggettività assoluta, non scorge che in realtà la propria natura, in quanto essere finito, è quella di essere infinito. Poiché dialetticamente, in modo implacabile, dentro la trama stessa dell’esistenza, ab intra, ciò che è finito non può non richiamare l’infinito, e ciò che è finito non può non orientarsi verso una dimensione altra, cioè di infinitudine. Per cui ciò che è finito non basta a se stesso: poiché è limitato, non autonomo, caduco, transeunte , e quindi per la propria sussistenza deve riferirsi ad Altro. … Continua a leggere…

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I nostri auguri (e una risposta)

Il 29 maggio 2016, la Direzione di Consecutio Rerum (ex Consecutio Temporum) pubblicava un Comunicato che all’epoca ritenemmo ragionevole non commentare, ma la cui argomentazione risulta ora sinteticamente ribadita (dal 1° novembre 2016) nell’Editoriale della nuova rivista:

  • Avessimo altra priorità che esercitare e diffondere la riflessione filosofica, sarebbe meno faticoso. Non provassimo profonda stima e grande rispetto per la professionalità e la competenza del Prof. Finelli, e per il valore accademico del suo lavoro – di cui pure pensiamo giusto e utile, a volte, discutere le conclusioni –, sarebbe più facile. Eppure qualcosa dobbiamo dire, se non altro per responsabilità nei confronti di chi ci legge – innanzitutto –, ma anche di chi condivide e pubblica con noi i propri scritti esponendosi al mondo.
    Avremmo apprezzato l’eleganza del dissenso, se l’avessimo colta. Ma il Comunicato della Direzione e della Redazione di “Consecutio temporum” (29 maggio 2016) getta discredito, tout court e senza riserve, sull’Associazione Culturale Thesis, con unilaterale motivazione che non concede repliche.
    Se ne avessimo letto il profumo, avremmo ammirato l’ironia distaccata, o anche il sottile opinare su una decisione di certo opinabile. Ci avvilisce, invece, l’espressione di misero livore verso l’attribuzione ad altri della direzione scientifica della rivista. Una sofferta scelta dell’editore, forse criticabile, ma incontestabilmente legittima.
    Facciamo i nostri auguri a Consecutio Rerum.

 

 

 

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Intervista a Seyla Benhabib

Nicola Cotrone

 

Seyla Benhabib: breve presentazione e cenni biografici

 

 

Seyla Benhabib, ad oggi l’autrice che più approfonditamente ha elaborato il tema della dimensione culturale della cittadinanza, critica nelle sue opere sia i capisaldi del pensiero modernista legati alla fiducia illimitata nel progresso e nella tecnologia umana che i concetti di cultura e società così come storicamente intesi. La sua rivisitazione e ridefinizione della democrazia deliberativa attraverso gli strumenti delle “iterazioni democratiche” e della politica “giusgenerativa” permettono di scandagliare il complesso paradigma democratico, oggi più che mai incalzato dal dilemma del multiculturalismo anche di matrice politico-religiosa. L’intervista (Firenze, 28 giugno 2014), oltre ad essere un importante momento di conoscenza della studiosa e un confronto serrato sugli ultimi sviluppi del suo pensiero, ha confermato la sua capacità di intervenire nel dibattito filosofico-politico e di indagare i parametri della “cittadinanza post-nazionale”.

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Hegel e le stigmate del Nulla

Massimiliano Polselli

 

“Si è detto prima che nella doppia circolarità ascensiva e discensiva dello Spirito già compare in una sorta di duplice e opposta circolarità la “negazione”, come una dimensione ombra nella forma circolare veritativa di Hegel … un doppio sguardo nella sfera unica circolare hegeliana. La negazione appare come imperante e sovradeterminata anche rispetto alle varie tappe dello stesso negativo che Hegel distribuisce nel tragitto dialettico: come se Hegel medesimo affermasse che a questo punto si potrebbe negare ciò che egli stesso avrebbe tracciato… Proprio per questa diplopìa in quanto visione generale oppositiva della doppia circolarità strutturale dello spirito, ecco apparire un andamento-di-contro ad un contro-andamento: lo spirito discende, mentre la coscienza si eleva. Ma in questo legame d’opposizione essenziale (ascensivo-discensivo), sta la contraddizione fattasi carne in questo salire e scendere in seno alla realtà del Nulla…”

“Dunque se lo Spirito è il rapporto con l’Altro nel divenire se stessi, ossia mediante l’Altro il divenire Autocoscienza incondizionata, assoluta, sintesi di Sé con l’Altro da Sé, orbene se lo Spirito è questo a tutte le dimensioni della Logica, della Natura (inorganica ed organica), fino alla vita passando per le latitudini familistico-private a quelle oggettive sociali-statuali, transitando per l’ economico, e attraversando fin dentro le esperienze umane più alte ovvero arte, religione, filosofia, ebbene tutte queste province dell’essere corrispondono a diversi gradi dell’affermarsi o meno di una soggettività assoluta, e quindi circolare.”

“Il cuore della dialettica è la negazione o contraddizione. Ma fin tanto che quella determinazione particolare-naturale rimarrà in un ambito esclusivo, repulsivo nei confronti della dimensione universale del vettore immanente, del principio dell’auto-movimento dello Spirito in quanto identità con sé, nel momento in cui appunto la coscienza si pone come tale soltanto mediante l’altro da sé, è chiaro che venendo meno l’altro da sé la sua identità già immediatamente così povera, fragile e gracile crollerà e si rovescerà nel suo opposto. E questo suo opposto si tramuterà in potenza estraniata o eteronoma, tanto che alla fine soccomberà, e vedrà quella stessa potenza ritorcesi contro.”

“il motore di tale movimento e divenire dialettico è la negazione: ossia la contraddizione. Hegel per mostrare chiaramente che il movimento dialettico è ab intra ossia è nelle cose stesse, come filigrana ed ordito stesso del reale, per affermare questo Hegel dovrà sbarazzarsi del principio di identità e di non-contraddizione aristotelico, mutandolo da principio di non-contraddizione (laddove è interdetta la possibilità persino di pensare la contraddizione) a principio necessariamente della contraddizione. Abrogando quel principio stesso con il principio dell’identità degli opposti. Affermare che il soggetto di un predicato possa essere allo stesso tempo predicato e non predicato di qualcosa, sotto la stessa frazione di tempo e luogo spaziale, sarebbe stato un paradosso inaggirabile.”

 

Ossia è impossibile che una stessa cosa appartenga e non appartenga allo stesso tempo e sotto il medesimo aspetto ad una medesima cosa. E per fare questo Hegel commette una delle più grandi trasgressioni del pensiero occidentale (forse la più grande!) nei confronti dello stagirita. … Continua a leggere…

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