Presentazione di una Lettera di Hegel

Avvertiamo che è in preparazione l’uscita del n. 9 di «Consecutio temporum» (Associazione Culturale “Thesis” Editore), in concomitanza con la recente e straordinaria scoperta di una lettera autentica, scritta di pugno­ da Hegel (a Berlino il­ 22 Marzo 1826) e recentemente acquisi­ta dalla nostra stessa Rivista. Essa v­errà scannerizzata e presentata in ante­prima assoluta, nel contesto di un numero monograf­ico che le sarà dedicato. A partire dal 2016, sarà anche esposta in una mostra che verrà appositamente allestita presso una biblioteca romana.


B. Mojsisch – K. J. Schmidt, Ein neu entdeckter Hegel-Brief vom 22. März 1826, in «Jahrbuch für Hegelforschung» (Academia Verlag), a cura di Helmut Schneider,  2009-2011, vol. XV-XVII, pp. 3-9.
Pubblicato in Hegeliana, Main | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Presentazione di una Lettera di Hegel

Lettera di Hegel

$_57-169628u1-1

 

 

 

Jahrbuch für Hegelforschung (15-17/2009-2011).
Hrsg. von Helmut Schneider.
978-3-89665-628-5.
(Jahrbuch für Hegelforschung Bd. 15)
Burkhard Mojsisch, Klaus J. Schmidt: Ein neu entdeckter Hegel-Brief vom 18. März 1826 di CONSECUTIO TEMPORUM.

 

Pubblicato in Hegeliana, Main | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Lettera di Hegel

Intervista a Seyla Benhabib

Nicola Cotrone

 

Seyla Benhabib: breve presentazione e cenni biografici

Seyla Benhabib, ad oggi l’autrice che più approfonditamente ha elaborato il tema della dimensione culturale della cittadinanza, critica nelle sue opere sia i capisaldi del pensiero modernista legati alla fiducia illimitata nel progresso e nella tecnologia umana che i concetti di cultura e società così come storicamente intesi. La sua rivisitazione e ridefinizione della democrazia deliberativa attraverso gli strumenti delle “iterazioni democratiche” e della politica “giusgenerativa” permettono di scandagliare il complesso paradigma democratico, oggi più che mai incalzato dal dilemma del multiculturalismo anche di matrice politico-religiosa. L’intervista (Firenze, 28 giugno 2014), oltre ad essere un importante momento di conoscenza della studiosa e un confronto serrato sugli ultimi sviluppi del suo pensiero, ha confermato la sua capacità di intervenire nel dibattito filosofico-politico e di indagare i parametri della “cittadinanza post-nazionale”.

… Continua a leggere…

Pubblicato in Benhabib | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Intervista a Seyla Benhabib

Hegel e le stigmate del Nulla

Massimiliano Polselli

 

 

“Si è detto prima che nella doppia circolarità ascensiva e discensiva dello Spirito già compare in una sorta di duplice e opposta circolarità la “negazione”, come una dimensione ombra nella forma circolare veritativa di Hegel … un doppio sguardo nella sfera unica circolare hegeliana. La negazione appare come imperante e sovradeterminata anche rispetto alle varie tappe dello stesso negativo che Hegel distribuisce nel tragitto dialettico: come se Hegel medesimo affermasse che a questo punto si potrebbe negare ciò che egli stesso avrebbe tracciato… Proprio per questa diplopìa in quanto visione generale oppositiva della doppia circolarità strutturale dello spirito, ecco apparire un andamento-di-contro ad un contro-andamento: lo spirito discende, mentre la coscienza si eleva. Ma in questo legame d’opposizione essenziale (ascensivo-discensivo), sta la contraddizione fattasi carne in questo salire e scendere in seno alla realtà del Nulla…”

“Dunque se lo Spirito è il rapporto con l’Altro nel divenire se stessi, ossia mediante l’Altro il divenire Autocoscienza incondizionata, assoluta, sintesi di Sé con l’Altro da Sé, orbene se lo Spirito è questo a tutte le dimensioni della Logica, della Natura (inorganica ed organica), fino alla vita passando per le latitudini familistico-private a quelle oggettive sociali-statuali, transitando per l’ economico, e attraversando fin dentro le esperienze umane più alte ovvero arte, religione, filosofia, ebbene tutte queste province dell’essere corrispondono a diversi gradi dell’affermarsi o meno di una soggettività assoluta, e quindi circolare.”

“Il cuore della dialettica è la negazione o contraddizione. Ma fin tanto che quella determinazione particolare-naturale rimarrà in un ambito esclusivo, repulsivo nei confronti della dimensione universale del vettore immanente, del principio dell’auto-movimento dello Spirito in quanto identità con sé, nel momento in cui appunto la coscienza si pone come tale soltanto mediante l’altro da sé, è chiaro che venendo meno l’altro da sé la sua identità già immediatamente così povera, fragile e gracile crollerà e si rovescerà nel suo opposto. E questo suo opposto si tramuterà in potenza estraniata o eteronoma, tanto che alla fine soccomberà, e vedrà quella stessa potenza ritorcesi contro.”

“il motore di tale movimento e divenire dialettico è la negazione: ossia la contraddizione. Hegel per mostrare chiaramente che il movimento dialettico è ab intra ossia è nelle cose stesse, come filigrana ed ordito stesso del reale, per affermare questo Hegel dovrà sbarazzarsi del principio di identità e di non-contraddizione aristotelico, mutandolo da principio di non-contraddizione (laddove è interdetta la possibilità persino di pensare la contraddizione) a principio necessariamente della contraddizione. Abrogando quel principio stesso con il principio dell’identità degli opposti. Affermare che il soggetto di un predicato possa essere allo stesso tempo predicato e non predicato di qualcosa, sotto la stessa frazione di tempo e luogo spaziale, sarebbe stato un paradosso inaggirabile.”

 

Ossia è impossibile che una stessa cosa appartenga e non appartenga allo stesso tempo e sotto il medesimo aspetto ad una medesima cosa. E per fare questo Hegel commette una delle più grandi trasgressioni del pensiero occidentale (forse la più grande!) nei confronti dello stagirita. … Continua a leggere…

Pubblicato in Hegel | Contrassegnato , , , , , | Commenti disabilitati su Hegel e le stigmate del Nulla

L’ethos del trascendimento in quanto universale che necessita del particolare

Paolo Calandruccio

 

 

Il seguente contributo intende essere una riflessione sul concetto identità in sé distinta, a partire dall’idea di “Ethos del trascendimento” di Ernesto De Martino. Il concetto suddetto, così come lo intendo in questo studio, è quello elaborato da Guido Traversa nel suo testo Lidentità in sé distinta. Agere sequitur esse (Editori Riuniti University Press, Roma 2012). Ritengo necessario, inoltre, far riferimento ad altri studi di Guido Traversa che mi hanno permesso di giungere all’elaborazione di questo mio lavoro e, cioè, Metafisica degli accidenti. Dalla logica alla spiritualità: il tessuto delle cose (Manifestolibri, Roma 2004) e Identità etica. Questioni di storiografia filosofica e di consulenza filosofica (Manifestolibri, Roma 2008).

L’indagine che ho intenzione di portare avanti, in questo scritto, prende le mosse da un concetto del pensiero di Ernesto De Martino, che è quello di “Ethos del trascendimento”. Continua a leggere

Pubblicato in Numero 9 | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su L’ethos del trascendimento in quanto universale che necessita del particolare

La negazione tra logica e psicologia – L’azione del ‘non’ sugli affetti

Pasquale Amato [1]

È chiaro, comunque, che si tratta di una bisnonna con Opinioni […]. Parole. A quanto pare quella donna è ossessionata dalle parole […], a Cambridge ha studiato lettere classiche e filosofia e chissà cos’altro con un professore che era una specie di genio pazzoide e si chiamava Wittgenstein ed era convinto che tutto sia parole. Sul serio. Non ti parte la macchina? È un problema di linguaggio. Sei incapace di amare? Sono le spire del linguaggio. Hai il raffreddore? Semplice: costipazione di sedimenti linguistici. A mio parere la cosa puzza enormemente di stronzata.
(David Foster Wallace, La scopa del sistema, Einaudi, Torino 2012, p. 89)

 

Introduzione

Nel suo romanzo del 1726, con satira pungente, Jonathan Swift critica la società settecentesca e il suo potere politico-giudiziario, oltre che alcune diffuse opinioni, compresa quella che considerava la lingua una pura convenzione in base alla quale le parole sono soltanto rappresentazioni degli oggetti:

… Continua a leggere…

Pubblicato in Filosofia del Linguaggio | Contrassegnato , , , , , , | Commenti disabilitati su La negazione tra logica e psicologia – L’azione del ‘non’ sugli affetti

Dal linguaggio al corpo (e ritorno), con Freud

Pasquale Amato

 

 

 

Premessa

Un mio precedente scritto, La negazione tra logica e psicologia[1], implicava un consistente rimando al Saggio sulla negazione di Paolo Virno, del quale riproponeva le tesi di fondo sul linguaggio, confrontandole con i richiami alla logica aristotelica e alla teoria kantiana della Realrepugnanz, nonché con la concezione del non-essere in Heidegger e Sartre, per studiare poi, su quella base e con il contributo di autorevoli commentatori, la riflessione freudiana sulla negazione. È alla lettura di Freud, inevitabilmente, che i sentieri da me intrapresi conducevano, in un progressivo compiersi dei possibili intrecci tra logico e psicologico, per giungere a mostrare come Virno, proprio con Freud, argomenti l’influenza del linguaggio, e in particolare del ‘non’, sugli affetti.

A dispetto di quel che suggeriscono le leggende metropolitane alimentate dalla tradizione psicoanalitica, a Freud sta a cuore la deformazione della vita psichica da parte del linguaggio, non la fondazione psicologica dell’attività linguistica.[2]

Ulteriori letture, che problematizzano i riferimenti speculativi di quella prima esperienza, mi sollecitano ora a integrare ed estendere il quadro, … Continua a leggere…

Pubblicato in Filosofia del Linguaggio | Contrassegnato , , , , , , , | Commenti disabilitati su Dal linguaggio al corpo (e ritorno), con Freud

EIN NEU ENTDECKTER HEGEL- BRIEF VOM 22. MÄRZ 1826

HEGELS
BRIEF
(NEUE ENTDECKUNG – 2014/2015)

An  Herrn Schulz
Geschätzte Marggr. St. N 10 (= Markgrafenstr 10) -.
In der angenehmen Hoffnung,
die Sie mir neulich gemacht, einem
Besuch von Ihnen entgegensehen zu
dürffen, bin ich so frey bey Ihnen
anzufragen, ob Sie heute Abend ab-
kommen können, und in diesem Falle
Sie su bitten, mir diesen Abend
zu schenken.

Hochachtungsvollst
Ihr
ergebenster

Prof. Hegel 22/3/ 26 (= 03.22.1826).

Bearbeitet von

Dott. Massimiliano Polselli

<Wissenschaftjournalist und Direktor von der italianischen philosophischen Zeitschrift  “Consecutio Temporum. Rivista critica della postmodernità “

<Der Brief ist das Eigentum von der  italianischen philosophischen Zeitschrift  “Consecutio Temporum. Rivista critica della postmodernità ” – ALL RIGHTS RESERVETED  “Consecutio Temporum. Rivista critica della postmodernità >


Burkhard Mojsisch ( Ruhr-Università Bochum)

Klaus J. Schmidt. ( Ruhr – Università Bochum)

Erläuterungen. Hegels werbende Worte ” Hoffnung”, ” Besuch…entgegensehen zu dürfen” sowie ” mir diesen Abend zu schenken” – besitzen eine ernst gemeinte Bedeutung. Denn hinter Adressaten verbirgt sich ” mit hoher Wahrscheinlichkeit” eine damals in Berlin stadtbekannte und beliebte Persönlichkeit, um die sich zahlreiche Anekdoten rankten. Darüber hinaus sieht Hegel, wie darzulegen ist, eine Palette von Berührungspunkten zu dem Adressaten. Der Adressat, Friedrich Schulz, manchmal Schulz geschrieben, wurde am 20.3.1766 in Kyritz geboren. Er starb am 17.4.1845 in Berlin. Der volle Vorname ist Johann Kaspar Friedrich Schulz war Kammergerichtsreferendar, Justizrat, Geheimer Justizrat 1, später möglicherweise Hofrat im Ministerium Continua a leggere

Pubblicato in Hegeliana, Numero 8 | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su EIN NEU ENTDECKTER HEGEL- BRIEF VOM 22. MÄRZ 1826

Tradurre i fenomeni – La semiotica della percezione di Merleau-Ponty

Giuseppe D’Acunto


In una nota del capitolo I dell’«Introduzione» alla Fenomenologia della percezione, Merleau-Ponty, poco dopo aver affermato che ogni percezione segna «una nuova nascita della coscienza», precisa che il suo prendere di mira il pensiero oggettivo o causale è allo scopo non semplicemente di confutarlo, ma di «compreder[n]e le difficoltà»1. Se saremo indotti a ritrovare dietro di esso [il pensiero oggettivo o causale] l’esperienza, questo passaggio sarà motivato solo dalle sue proprie difficoltà 2. Non diversamente, nell’opera precedente a quella appena menzionata, La struttura del comportamento, in merito al realismo, egli aveva affermato che esso è sì «un errore come filosofia, perché traspone in tesi dogmatica una esperienza che […] deforma o che rende … Continua a leggere…

Pubblicato in Numero 8 | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Tradurre i fenomeni – La semiotica della percezione di Merleau-Ponty

L’arte di scrivere – Buffon e l’esercizio scientifico dello stile

Elisabetta Orsini

___________________

 

1. IL DISCOURS SUR LE STYLE

Nel suo breve ma affascinante Discours sur le style, pronunciato in occasione della ricezione all’Accademia francese nel 1753 (ma pubblicato nel tomo IV dei “Garamond-Italic “Suppléme aramond;” nel 1777), Buffon si sofferma a definire le caratteristiche dello stile, distinguendolo dalla capacità di ben parlare. Lo scienziato naturalista che tanto amava la scrittura elegante riconduce lo stile ad un’arte di gestire i concetti. Ecco il passo di Buffon: La véritable éloquence suppose l’exercice du génie et la culture de l’esprit. Elle est bien différente de cette facilité naturelle de parler, qui n’est qu’un talent, une qualité accordée à tous ceux dont les passions sont fortes, les organes souples et l’imagination prompte. Ces hommes sentent vivement, s’affectent de même, le marquent fortement au dehors; et, par une impression purement mécanique, ils transmettent aux autres leur enthousiasme et leurs affections. … Continua a leggere…

Pubblicato in Numero 8 | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su L’arte di scrivere – Buffon e l’esercizio scientifico dello stile

Gilles Deleuze: nel Fuori assoluto

Fabio Vergine

 

Esistono quesiti di fronte ai quali la lucidità dell’intelletto non è sufficiente a trarsi d’impaccio. Esistono delle questioni che scavano un solco profondo nella presunzione di saperne, così che non si possa far altro che sprofondarvi per non riemergerne mai più. Per questo, il filosofo è anche colui che fugge dalla risposta ad una domanda che lo fa arrossire, che lo consuma di vergogna, che lo irretisce e lo rinchiude nell’impasse. In fondo non c’è impertinenza più sconsiderata che chiedere ad un filosofo che cosa sia la filosofia, se egli ha saputo essere tale proprio perché è stato in grado di tacere a domande sbagliate. In Gilles Deleuze. Credere nel reale (Feltrinelli, Milano 2015), Rocco Ronchi … Continua a leggere…

Pubblicato in Numero 8 | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Gilles Deleuze: nel Fuori assoluto

Senza limiti

Tommaso Tuppini

 

«La più grande chiarezza è sempre stata per me la più grande bellezza», è un motto di Lessing che Heidegger scrisse a mano sulla copertina interna della copia di Essere e tempo che aveva regalato a Husserl: non è una fede fenomenologica o un pregiudizio illuministico o una “opinione”, ma dice di che cosa è fatta la passione filosofica in quanto tale. La “fatica del concetto” – cioè il lavoro della filosofia – significa grossomodo saper fare chiarezza nel panorama indistinto della vita. Il filosofo è sempre un poco paranoico: prova piacere quando riesce a dare un ordine a qualcosa che immediatamente sembra confuso, a mala pena comprensibile, forse inspiegabile. Gli piace leggere … Continua a leggere…

Pubblicato in Numero 8 | Contrassegnato , , , , , , , | Commenti disabilitati su Senza limiti