Mario Lupoli, La filosofia della salvezza di Ruggero Bacone. Fondamenti noetici, antropologici e metafisici di una teologia della storia, Roma, Edizioni Antonianum, 2025, pp. 324, ISBN 978-88-7257-135-4
Recensione di Pasquale Amato
La filosofia di Ruggero Bacone appare essenzialmente caratterizzata da una funzione destruens. Come scrive nella prefazione il professor Stéphane Oppes, OFM, ciò a cui il nostro francescano si opponeva è uno strumentario di ideologie, precomprensioni e visioni del mondo che rigidamente ostacolavano i cambiamenti e le riforme tese al superamento dello status quo culturale e sociale nel corso del XIII sec. Ed è proprio in tal senso – a noi pare – che il nostro autore Prof. Mario Lupoli, nel suo corposo saggio, espone e porta a tema tale struttura tensionale, tra cambiamento e conservatorismo nel pensiero di Bacone. La funzione dunque di un pensiero come pars destruens nel sistema di Ruggero Bacone non si esplicita solamente sul lato più propriamente logico, formale, ma anche nel programma “utopico“ baconiano, in quanto impegno sociale politico con l’intento di superare una crisi radicale del proprio tempo, tessendo una filosofia della “salvezza”. Da qui, come ben sottolinea l’autore, in primo luogo v’è da parte del nostro filosofo il tentativo di un rinnovamento a tutto tondo sia degli studi, sia della stessa azione storico-redenzionale della Chiesa, e in generale della società Cristiana.
Occorre sottolineare che il corpo sociale e la stessa esperienza storica non saranno per Bacone semplicemente oggetti analitici di studio etico, antropologico, sociale, teologico, ma costituiranno il fine stesso di una universalità colta sotto il segno di una “faglia”, di un’apertura, di un progetto mai terminabile poiché caratterizzato essenzialmente da uno slancio universale e storicamente teleologico dell’umanità che, in quanto essa stessa segnata dall’incedere decisivo verso il Bene, non è da tale progetto alienata. Cosicché la filosofia della salvezza di Bacone punta alla più alta delle meraviglie, come tessuto destinale della filosofia, certamente Cristiana, ma anche e soprattutto umana, ponendo attenzione anche al suo aspetto politico. Colpisce in tal senso la visione escatologica degli ultimi tempi, nei giorni in cui l’anticristo, secondo Bacone, sarebbe stato già in opera, per la qual cosa egli stesso avrebbe scritto al pontefice Clemente IV, affinché i cristiani potessero essere di nuovo messi in condizione di affrontare, con una riforma e una nuova dignità degli studi, gli attacchi imminenti dell’anticristo. Secondo l’interpretazione di Mario Lupoli, sollecitare una riforma degli studi, dare ottimisticamente al popolo di Dio una funzione autentica verso il Bene è alla base del pensiero baconiano. Da qui la renovatio della scienza, della Chiesa e della società, il tutto fondato sulla struttura della identificazione di intellectus agens e Deus.
Ma in quale segno le implicazioni di tale struttura sono ravvisabili nella dimensione dell’agire umano e della possibilità di cambiamenti radicali e profondi della società umana? La risposta di Mario Lupoli ruota intorno al fatto che in Bacone non sorge l’idea di un pensiero genericamente utopista o profetico, quanto piuttosto una riflessione a carattere orizzontalmente emancipativo e liberatore, quasi immanentistico, finalizzato a contrastare il male e dunque la stessa dimensione anticristica, accompagnando così la Chiesa e i cristiani verso una realtà autenticamente pacificata ed eterna.
È altresì noto che Ruggero Bacone attribuì alla matematica un fondamento di conoscenza senza pari. La matematica, come Mario Lupoli afferma nel capitolo secondo del suo saggio, risulterà centrale nella stessa teologia della storia che Bacone svilupperà. È senza dubbio vero che la stessa filosofia per Bacone poggia necessariamente sulle dimostrazioni efficaci della matematica. Ne segue che la matematica è anche il fondamento del ragionamento possibile da attuare in teologia. Assume qui particolare rilievo per Bacone la simbologia fondamentale del Dogma Trinitario, in corrispondenza dell’unità dell’essenza del triangolo ricavata dagli elementi della matematica euclidea. Nonché i calcoli cronologici nelle cose Divine, fondate secondo Bacone su calcoli a loro volta astronomici, che appunto non possono non essere consaputi sullo studio dei grandi matematici. Il rischio è tuttavia non saper distinguere, ammonisce Bacone, una falsa matematica con la quale si evocano demoni ed entità fittizie, tese al maleficio, affinché intervengano a determinare i movimenti astrali e quindi a modificare gli eventi del mondo verso il trionfo del Male. È netta qui la denuncia di Bacone: l’azione dei falsi matematici, scrive Mario Lupoli, è giudicata come una farsa, ossia come opera di prestigio, di inganno! E tuttavia, proprio da Aristotele deriva l’insegnamento per il quale il cielo influenzi gli eventi del mondo sublunare, riflessione dalla quale Bacone trae validità per l’idea che la forza del cielo influenzi gli accadimenti del mondo sublunare, evidenziando quindi la superiorità del cielo nell’influenzare il mondo terrestre rispetto a quegli stessi elementi strumentali o tecnici che trasformano il mondo. Da qui il chiarimento di una gerarchia tra le forze di “causazione”, che vede al primo posto le influenze astrali, e che appaiono primarie rispetto a quelle artificialmente attivate e prodotte dall’Uomo inteso come artifex.
Dopo tali passaggi ermeneutici, il nostro autore affronta lungo il capitolo V il riferimento alla Res pubblica baconiana, che sotto la guida della Sapienza deve dirigere in primo luogo l’elemento biologico in quanto salute umana garantita e tutelata a livello generalizzato, “poiché solo da qui nasce la promozione del benessere”, come sottolinea Lupoli. Da ciò sorgerà anche il concetto della prolungatio vitae, quest’ultima rappresentata come la potenzialità delle Scienze dell’Uomo, capaci utopicamente di esprimere, per conto dell’uomo, la sua stessa immortalità, che però mai potrà realizzarsi dopo la caduta dell’umanità per via del Peccato Originale, che ne ha limitato l’eternità.
È tuttavia con la resurrezione dei corpi che, per Bacone, i Cristiani recupereranno quella dimensione “Gloriosa” dalla quale ogni corruttibilità sarà cancellata. E proprio in tal senso, ci spiega il Prof. Lupoli, Bacone intende riflettere sulle potenzialità del corpo umano in termini di contrasto della decadenza. Tutto ciò che serve a tale scopo rientra in una rinnovata azione della branca medica, unita anche al posizionamento della sfera alchemica. A questo argomento si collega peraltro il tentativo da parte di Bacone di interpretare il De Civitate di S. Agostino, come matrice della res pubblica in un ordine chiaramente storico, ma ricompreso anche all’interno di una narrazione ierostorica immanente, e al contempo trascendente. Da ciò appare evidente il disegno socio-politico cristiano di Bacone, che sfocia in una Repubblica che soddisfi i bisogni materiali del corpo sociale, ma allo stesso tempo collocata in una Civitas perennemente fondata all’interno di una soglia Divina. Una Repubblica che allo stesso tempo acquisisca una struttura filosofico-politica, resa in atto anche propriamente nell’azione politica di un governo civile, tesa così a completare forme e riforme giuridiche e assetti normativi, in tal modo garantendo Pace e Giustizia e rifacendosi ermeneuticamente agli esempi concreti delle Sacre Scritture e alle opere dei Santi.
Dal saggio di Mario Lupoli, per chiudere, emerge una Provvidenza che cura e che è in opera come cinghia di trasmissione tra un’ontologia trascendente e un ordine di immanenza ontica, in quanto espressione di un “esistente salvato nei fenomeni nella e dalla stessa Necessità”.
Il concetto di necessariamente esistente ritorna più volte nel finale del saggio: ogni esistenza, afferma Lupoli, è un eccesso che appartiene a Dio e che fluisce da Dio come bene assoluto, rispetto al quale Dio agisce come un atto di intellezione. Ma è proprio da tale atto come amore di Dio stesso che nulla impedisce che gli enti derivino da Lui.
È chiaro che, per Bacone, il ruolo degli scritti di Avicenna saranno fonte fondamentale per interpretare il piano del nodo e dell’intreccio tra immanenza e trascendenza, così come tra intelletto e corpo.
Tornando alle prime battute del saggio, il nostro autore si occupa anche di tutta l’ermeneutica riguardante il libro apocalittico di Giovanni, dando risalto alle varie interpretazioni, a partire da Gioacchino da Fiore, di cui nel primo capitolo Lupoli espone l’interpretazione letterale dall’ebraico antico del tetragramma divino. Faranno da contraltare Tommaso D’Aquino critico dell’apocalittica gioachimita, Bonaventura che esporrà una rilettura moderata dello stesso gioachimismo, fino a Grossatesta la cui lettura tradizionale assumerà del pensiero di Bacone una interessante e autonoma dimensione ermeneutica.
Il volume di Mario Lupoli si presenta come un tentativo ambizioso di ricostruire l’unità teorica del pensiero di Ruggero Bacone, assumendo come chiave di lettura non la sola dimensione epistemologico-metodologica (pur imprescindibile), ma una più ampia teologia della storia fondata su tre assi: noetica, antropologia e metafisica. Il punto qualificante del lavoro è l’assunzione di Bacone come autore strutturalmente tensionale: da un lato la critica alle inerzie dottrinali e istituzionali (pars destruens), dall’altro la proiezione riformatrice che investe la scienza, la Chiesa e la res publica come luoghi storici della “salvezza”.
La proposta interpretativa di Lupoli mira dunque a spostare l’immagine, talora semplificata, di Bacone come precursore della modernità scientifica, verso una figura più complessa: un pensatore per il quale la riforma del sapere non è mai neutrale, bensì ordinata a un compito storico-redenzionale.
Uno dei meriti più consistenti del libro sta nel mostrare come la critica baconiana non si esaurisca nella denuncia di errori metodologici o di cattive pratiche scolastiche, ma funzioni come dispositivo di rottura contro uno strumentario di precomprensioni culturali che impediscono la riforma. In questa prospettiva, la pars destruens diventa un momento interno a un disegno positivo: liberare condizioni di possibilità per un sapere efficace e moralmente orientato.
Lupoli valorizza altresì con decisione il ruolo della matematica e delle scienze nel costituire una razionalità “forte” che, in Bacone, non resta confinata alla natura, ma diviene pertinente anche alla teologia (cronologie, calcoli, uso disciplinato delle dimostrazioni). Ciò consente di comprendere la riforma degli studi come infrastruttura cognitiva di un programma storico: la scienza è assunta come fattore di responsabilizzazione del corpo ecclesiale e sociale, non come autonomia secolarizzata.
Particolarmente fecondo è l’allargamento dell’orizzonte alla dimensione politico-sociale: la res publica viene letta come campo in cui la “sapienza” deve tradursi in tutela del bene comune (salute, ordine, pace, giustizia). In tal modo il lavoro di Lupoli evita l’equivoco di un Bacone ridotto a profeta apocalittico o tecnocrate ante litteram: l’elemento riformatore resta inscritto in una teleologia del bene che tocca istituzioni, scienze e pratiche.
La filosofia della salvezza di Ruggero Bacone è un’opera di taglio sistematico che ha il merito di riaprire Bacone a una lettura “integrale”, mostrando l’intreccio tra critica epistemica, progetto riformatore e teleologia storica. La tesi centrale è complessivamente persuasiva nella misura in cui restituisce al pensiero baconiano la sua intenzionalità pratica e politico-ecclesiale. Le principali criticità derivano dal carattere stesso dell’operazione: l’unificazione interpretativa è feconda, ma talora rischia di attenuare le discontinuità e le ambivalenze interne del corpus baconiano, che potrebbero invece essere assunte come dato teorico e non come residuo da ricomporre.
Il professor Mario Lupoli ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia con uno Studio sulla filosofia della storia di Ruggero Bacone presso la Pontificia Università Antonianum, e il post-dottorato con uno studio sul Rapporto tra filosofia dell’attenzione ed ermeneutica storicista nell’ambito del pensiero apocalittico presso l’Instituto de Estudos Filosoficos della Universidade de Coimbra. Insegna filosofia della storia e scrittura scientifica presso la Facoltà di filosofia dell’Antonianum. Collabora con la cattedra di storia della filosofia medievale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Conduce inoltre attività di insegnamento e ricerca presso diverse facoltà e università. Attualmente concentra la sua attività di studio e ricerca sulle teologie e le filosofie della storia tra basso medioevo e prima modernità. Tra le sue più recenti pubblicazioni, Il limite. Percorsi interdisciplinari di ricerca, curato con il professor A. Bizzozero per l’editore Salvatore Sciascia (2025).
