6. Religione, Ateismo, Fede (IV)
6.3. Conclusione
Abbiamo seguito Paul Ricœur in un lungo cammino le cui tappe si sono rivelate, via via, il progressivo costituirsi di una filosofia dell’uomo adeguata all’umano essere che si esprime nel mondo. Ne abbiamo condiviso lo sforzo, convinti fin dall’inizio che ne valesse la pena. Abbiamo, infine, scelto di seguire uno di quei “sentieri fuori mano” che un filosofo come Ricœur imbocca coraggiosamente, pur nella consapevolezza del rischio di “perdersi” in un pensiero fragile; eravamo, fin dall’inizio, convinti che la filosofia debba correre rischi del genere, per non restare ai margini di una dimensione umana autentica.
Il saggio che abbiamo scelto, in particolare, ci sembra importante perché ci introduce in un tema che, oggi più che mai, richiede un approfondimento: la mancanza di riferimenti stabili, il disorientamento, la ricerca di valori ai quali rispondere, sono aspetti palesi del nostro tempo. Nell’ambito personale, nell’ambito educativo, ma anche in tutte le dimensioni del vivere sociale, l’esigenza di un senso ritrovato è forte.
Non vogliamo dire che Ricœur dia delle risposte, ma siamo certi che l’apporto della sua opera sia importante soprattutto perché il suo pensare suona come una proposta accattivante, come uno stimolo forte, sia nei confronti di chi, come lui, ha la capacità e l’energia di diffondere cultura, di dire il pensiero, che nei confronti di chi, come noi, ha il desiderio di comprendere per affrontare lo sforzo di essere.
Ma affidiamo la conclusione di questo lavoro a Ricœur stesso. Siamo partiti dall’ateismo di Nietzsche e di Freud, e seguendo un itinerario che «ci ha condotti dalla rassegnazione al consenso e dal consenso a un modo di abitare sulla terra regolato dalla poesia e dal pensiero»[1], siamo approdati all’amore per la creazione. L’interpretazione del kerygma fino alla quale Ricœur ci ha guidati, sembra rievocare la fede delle origini giudeo-cristiane, che pure si riferisce a un Dio che è Padre.
L’ateismo di Freud e di Nietzsche ci aveva fatto rinunciare alla figura del padre, «Ma, sorpassata come idolo, l’immagine del padre può essere riscoperta come simbolo»[2]. Un simbolo che parla d’amore come fondamento e contropartita del nostro vivere nella rassegnazione e nel rapporto con la poesia del linguaggio, e che ha trasformato l’iniziale “ateologia” in una «teologia dell’amore»[3].
E, per finire, nel suo inconfondibile stile, Ricœur assegna all’ateismo quel significato religioso che l’indagine ha fatto emergere, e il cui enunciato non ci sorprende: «bisogna che un idolo muoia, affinché inizi a parlare un simbolo dell’essere»[4].
[1] ivi, p. 481.
[2] ivi, p. 481.
[3] ivi, p. 481.
[4] ivi, p. 481.
Bibliografia
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– Dell’interpretazione. Saggio su Freud, Il Melangolo, Genova 1991
– Il conflitto delle interpretazioni, Jaca Book, Milano 1977
– La metafora viva, Jaca Book, Milano 1981
– Dal testo all’azione, Jaca Book, Milano 1989
– Sé come un altro, Jaca Book, Milano 1993
Altre opere di Paul Ricœur
Ricœur P., «Aux frontières de la philosophie», Esprit, 1952, pp. 760-775
Ricœur P., «Aux frontières de la philosophie», Esprit, 1953, pp. 449-456
Ricœur P., «Aux frontières de la philosophie», Esprit, 1955, pp. 1928-1939
Ricœur P., «L’ateismo della psicanalisi freudiana», Concilium 2 (1966), n. 4, 87-100
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Ricœur P., «Il nuovo ethos per l’Europa», in Prospettiva Persona, 1/2 (1992), 15-21
Ricœur P., «Il problema etico in Essere e tempo», in Bianco F., Heidegger in discussione, Franco Angeli, Milano 1993
Ricœur P., Il male, Morcelliana, Brescia 1993
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Altre opere di riferimento
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Opere di consultazione
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NOTIZIE BIOGRAFICHE
- Paul Ricœur nasce a Valence, sulle rive della Garonna, il 27 febbraio 1913.
- È figlio unico. La madre muore poco dopo la sua nascita.
- Il padre – morto durante la prima guerra mondiale, quando Ricœur aveva solo un anno – era professore di Inglese al liceo di Valence.
- Vive la sua infanzia in Bretagna, coi nonni calvinisti.
- È protestante, di confessione calvinista.
- Nel 1933 ottiene la licenza in studi di filosofia e si iscrive alla Sorbona.
- Nel 1935 ottiene l’Aggrégation, dopodiché insegna per alcuni anni nei licei.
- Arruolato durante la seconda guerra mondiale, viene fatto prigioniero in Germania dove trascorre cinque anni: durante la prigionia legge Jaspers e Husserl. Ancora oggi nutre un vivo interesse per la filosofia tedesca (ha un fitto scambio epistolare con Gadamer) e per la filosofia anglosassone.
- Dopo la guerra rientra in patria, riprende l’insegnamento e diventa membro del Centro Nazionale della Ricerca Scientifica.
- Nel 1948 pubblica i due volumi su Jaspers e su Marcel.
- Nel 1950 pubblica la traduzione di Idee di Husserl e inizia l’insegnamento di Storia della Filosofia a Strasburgo, succedendo a Jean Hyppolite. Rimane a Strasburgo fino al 1955.
- Dal 1932 collabora a Esprit.
- Collabora anche a Christianisme Social.
- Nel 1956, a Parigi, gli viene affidata la cattedra di Filosofia generale alla Sorbona.
- Nel 1966 si sposa e va ad insegnare all’Università di Nantesse.
- Negli ultimi anni è stato chiamato ad insegnare alla Divinity School dell’Università di Chicago.
- Il 27 febbraio 1996 ha compiuto ottantatré anni.
